Giuseppe Gioachino
Belli nasce a Roma il 7 settembre 1791 da Luigia Mazio e Gaudenzio Belli,
contabile e commerciante di origini marchigiane.
La lunghissima lettera che scrisse il Belli all’amico Filippo Ricci nel
1811, in seguito parzialmente riportata, vale come biografia iniziale del più
grande poeta dialettale, senza togliere nulla a Carlo Porta (del quale Belli
era estimatore) per il dialetto lombardo
Fuga a Napoli (1798) con la
famiglia in seguito alla nascita della Repubblica Romana, tentativo a cui
prende parte un cugino(da parte materna) di Gaudenzio Belli, Gennaro Valentini,
che verrà fucilato dai francesi.
Ritorno di Pio VII (1800) sul
soglio pontificio e trasferimento dei Belli a Civitavecchia, dove Gaudenzio ha
ottenuto dal Papa un nuovo incarico.
Morte del padre durante un’epidemia di colera (1802 ). I Belli, tornati a
Roma, attraversano un periodo di miseria e difficoltà; Giuseppe Gioachino è studente
presso il Collegio Romano.
Esordio poetico con il poemetto in
ottave(1805) “La vita rustica” e il sonetto "Alla tomba di un monarca";
inizia l’apprendistato del Belli, tra modelli arcadici e autori coevi.
In seguito alla morte della madre(1807), il Belli viene affidato allo zio
Vincenzo, e poi, per la gelosia della moglie di lui, alla vedova sorella di
Gaudenzio. Piccoli incarichi come computista presso il principe Rospigliosi e
le cancellerie ecclesiastiche. Inizia il periodo “scapigliato” del Belli.
Diventa segretario di Stanislao Poniatowski (1810), parente dell’ultimo
re di Polonia, presso il quale rimarrà fino al 1813. Entra a far parte
dell’Accademia degli Elleni; prosegue la produzione poetica in lingua.
Scrive all’amico Filippo Ricci una lunga lettera dal titolo Mia Vita(1811).
In seguito alla scissione dell’Accademia degli Elleni (1813), fonda
insieme a Francesco Spada, Domenico Biagini e Giacomo Ferretti l’Accademia
Tiberina, destinata a promuovere studi storici di Roma.
Matrimonio con Maria Conti (1816), attraente vedova di diversi anni più
anziana del Belli, che gli trova un impiego presso l’Ufficio del Bollo e del
Registro. Inizia un periodo di tranquillità che permetterà la nascita di gran
parte dei sonetti dialettali. Intanto a Roma vengono date alle stampe le
terzine “La pestilenza” stata in Firenze
“l’anno di nostra salute 1348”.
Primo sonetto in romanesco: Sora Ninetta(1817), dedicato alla madre
dell’amico Francesco Spada. Viaggio a Venezia e Ferrara.
Viaggio a Napoli (1821): conosce la marchesa Vincenza Roberti, con la
quale intraprende una relazione.
Inizia la stesura degli undici volumi dello Zibaldone(1823).
Nascita del figlio Ciro(1824).
Viaggi in diverse parti d’Italia(1822-27). A Firenze incontra Pietro
Giordani e frequenta il Gabinetto Viesseux; a Milano acquista e legge con
grande interesse le opere dialettali di Carlo Porta. La satira nei confronti
dell’oscurantismo romano e l’adesione al linguaggio popolare diventano le linee
portanti della poetica belliana.
Scrive sonetti in romanesco, che non vengono pubblicati ma letti
pubblicamente(1829). Tra i suoi occasionali spettatori figurerà Nikolaj Gogol,
che ne divulgherà in nome in Europa.
Esce dall’Accademia Tiberina(1830) e fonda una “società di lettura”,
nella quale non é difficile scorgere l’influenza della “Cameretta” di Carlo
Porta. Morte di Papa Pio VIII.
Elezione di Papa Gregorio XVI(1831), sotto il quale lo stato pontificio
conoscerà un periodo di involuzione ulteriore (Enciclica Mirari vos). Belli
scrive l’ Introduzione ai sonetti e traduce alcuni sonetti del Porta.
Conosce l’attrice Amalia Bettini (1834) e comincia a interessarsi di
Teatro. La stima tra la Bettini e il poeta è documentata da un fitto carteggio
e dalla decisione del Belli di pubblicare - unico caso per quanto riguarda la
produzione dialettale – il sonetto in romanesco a lei dedicato.
Morte di Mariuccia Conti (1837). Con peggioramento della situazione
economica e delle condizioni di salute del poeta, anche la produzione
dialettale si affievolisce fino a interrompersi.
Rientra nell’Accademia Tiberina(1838) e ne diventa segretario.
Pubblica i Versi in lingua (1839).
Pubblica i Versi inediti in lingua (1843). Riprende a scrivere in
dialetto, con interruzioni fino al 1847.
Morte di Gregorio XVI (1846)e elezione di Pio IX.
Con la proclamazione della Repubblica Romana, il Belli torna ad
abbracciare posizioni reazionarie e tenta di bruciare l’intero corpus dei
sonetti dialettale(1849). L’ultimo sonetto romanesco, Sora Crestina mia, è dedicato
alla nuora.
Incaricato della censura teatrale per la «moralità pubblica»(1852),
censura tra gli altri Verdi, Rossini, Shakespeare e Hugo.
Muore
improvvisamente il 21 dicembre 1864, a causa di un colpo apoplettico.