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COME FACÈMMO Quarta parte
da RADIO MANZO
Buona sera a tutti
come facevamo… quarta parte
Nella terza parte, eravamo rimasti alla
ferratura delle bestie da soma. Ripensandoci, ancora sento nelle narici l'odore
forte degli zoccoli bruciati, che era tra il formaggio bruciato mischiato a
quello dei granchi arrosto. Sì, perché
non vi ho detto che il ferro veniva poggiato rovente alla base dello zoccolo,
per creare la giusta e totale aderenza.
Un'altra
cosa della quale voi giovani non potrete più godere è lo “zinna 'mmocca” con
il latte di capra. Cos'era? Penserete,
ora, ad una mia fantasia, ma chiedete pure ai vostri padri o nonni.... Accadeva
che, per noi che bazzicavamo “ I Carpini ” (l'attuale Piazza Regillo) il
“fornitore” era Mario u craparu (Mario Lucarelli) - e qualche volta Paulinu
(Paolo Di Gianfelice) o u “Montefraviese” (mi pare fosse il padre di Bilio)
quando venivano ad abbeverare le capre nel fontanile che era al limite del
largo, dove, ad ottobre si svolgeva anche la fiera: allora appena appena fuori
dall'abitato. Ma di questo parleremo prima o poi– mentre Mario, lo zinna
'mmocca, ce lo faceva quando rientrava e
le capre le lasciava per qualche ora tra i cespugli dei Carpini; quando Mario
ci diceva che era ora, noi ci inginocchiavamo dietro la capra e lui ci faceva
schizzare il latte direttamente in bocca! Non mi ricordo se la mungitura totale
la facesse il mattino e la sera mungeva solo qualche esemplare “più carico”,
ricordo benissimo la scena di quegli esemplari di un animale dagli occhi svegli
e dispettosi che pacificamente sdraiati qua e là come un quadro di Raniero
Aureli, davano tono all'ambiente! Oggi
sarebbe impensabile, con tutto il finto perbenismo che ci traspare fino alle
scarpe, fare una cosa simile, ma noi l'abbiamo fatta! Ancora sento il sapore
dolciastro e caldo della schiuma che si formava in bocca.
Nei
Carpini, allora, non c'erano altre costruzioni che una fila di cascine, dove,
soprattutto i bovari rimettevano i buoi ed
il fieno e qualche altro ci teneva gli animali e le derrate;
tutt'intorno, cespugli di arbusti di vario tipo, in maggioranza carpine (da cui
il nome), qualche granato selvatico e olivastri come il pepetto e molta
mortella. Noi ci andavamo a cogliere le “castagnole” (i bulbi dei crocus che
tra l'altro sono anche leggermente tossici) per mangiarcele. Poi c'erano le
“peramorzelle”(le drupe del biancospino) che erano (almeno ci sembravano) buonissime; giù, in
fondo alla mulattiera, prima del muretto che delimitava la strada carrozzabile,
c'era una pianta di “puzzarachi” (Bagolaro, Celtis australi Linneo) e
quelli sì che erano buoni. Tuttora, quando si gira dalla provinciale per andare
a San Nicola o nella strada delle Roppe, nella curva a metà discesa, ce n'è
ancora una pianta. E ricordo anche che nonna Maria usava le foglie del
“puzzaraco” per farci un infuso contro la tosse e Nicola de Laura (Nicola
D'Andrea) ci faceva le bacchette per il frustino di sor Mario (Mario Felici,
guardiano delle proprietà Torlonia).Tutto questo, fa parte dei ricordi di un
ragazzino, ma non è detto che tutti facessero così; molti miei coetanei, usciti
di scuola, dovevano andare a raggiungere i genitori in campagna, compiti o non
compiti.
Questi ricordi hanno una latenza che va dai
miei cinque, sei anni fino ai dodici, tredici anni di età; nel frattempo c'è
stata la brutta parentesi della guerra durante la quale Mario è stato
prigioniero, quando è tornato per qualche anno è continuato come prima. Poi, è
cominciata la corsa alle costruzioni, è stato tolto il fontanile, il largo è
diventata una piazza, circondata da case....e i cespugli sono scomparsi. Solo
una parte s'è quasi salvata, però è stata invasa da piante a noi lontane come
gli abeti. Abbandonati a loro stessi, tra l'altro! E qui mi viene da
dirvi una poesia che riguarda, appunto, i Carpini.
Piazza
Regillo 'nnì Carpini
2013 -Va
bè, da Marco, 'nnì Carpini dimà? Come
che sso i Carpini...ssì mattu? Ma
coa capoccia, dimme 'mbò, ddo sta? 'Mbè
da monélli che non c'émo fattu!... A
zzinna 'mmocca, a sciufelarélli, a
Paulinu a 'mpaurije 'e crapi, a
ffà 'e guerre co' l'ari monelli, a
tirà i sassi a nne cassette 'e l'api!- «
Sicuru che non me ne so scordatu, ma
so passati più de settant'anni e
lipperlì non c'éa repenzatu! Eppó
ce serve piagne u diesillo? Tu non riésci a cambiatte i panni: loco
se chiama, mò, Piazza Regillo!» -
Ma ce servea de cambiaje u nome? I
Carpini ce l'emo già trovati; ssu Regillo non se capisce come pòzza
cambiacce tutti i connotati!- «Perché
era u paese dei Sabbini che
commannavanu i tempi d'allora!» -
Quissi me pare a me che so rampini, trovati,
gnacché, all'urdim'ora! Che
sarria cambiatu se u nome sarria
Reggillo o Carpini, che cambia?- «Che
ce sarremmo recordati e some de
robba che a fatica reportèmmo, deo
tribbulà, de 'a patita rabbia.»
Questa
poesia sicuramente suonerà polemica. Se questo accadesse, abbiamo raggiunto lo
scopo! Perché è una vita che , e con me altre persone, mi chiedo come mai, una
volta fatta divenire zona abitativa e trasformata la mulattiera in via di
comunicazione, giustamente era stata nominata “via Santa Lucia”(per la cappella
che si trova al cimitero ove per via diretta condurrebbe la strada) e quindi
una persona normale si sarebbe aspettato che le via convergenti, seganti ,
insomma, riguardanti questa strada si
sarebbero chiamate “via delle cascine”, via dei fratticci, largo dea
Lopa, via dei caprari, via dei bovari ecc ecc. Ma mai via della Comunità
Europea (contro la quale non ho assolutamente nulla, anzi me l'auspico) e tutte
le città eutopee. Ma questo sarà uno degli argomenti futuri, e vedremo come
abbiamo perduto la nostra identità storica noi moriconesi, che non si ritrova
più nulla e sta per finire anche la scalinata!
Se
venite a trovarmi su www.ilnuovogril.blogspot.com trovere più di qualche articolo del Dir.
Didattico Luigi Filippetta che affronta proprio questo problema. Per
esempio:entrati nel mio blog, andate su “SCANZIA” dove troverete questi
articoli e potrete leggere gli appunti.
Grazie per l'ascolto e buona notte con un a risentirci la prossima
settimana.
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