buona sera a
tutti.
Come facèmmo
parte settima
SANT’ANDONIO (
S. Antonio Abate)
Con
S. Antonio finisce, per noi moriconesi, la parentesi natalizia. Non penso di dire una stupidaggine dicendo
che questa è la festa di uno dei santi più osservata; non è difficile trovare
una località, dalla Sicilia alla Lombardia che non lo festeggi. Pensate che
solo nel Lazio ci sono oltre ottanta località che lo festeggiano con sagre
della bruschetta, accensione di falò, processioni e manifestazioni varie.
C’è un detto che dice: “Pasqua Befanìa tutte ‘e fésti porta via eppó
vè l’Annunziata e ne reporta ‘na sparrata!” ; per noi non è così, perché fino a
Sant’ Antonio rimane l’atmosfera di festa.
Quest’anno, poi, sta rispettando la
regola che “ Sand’Andonio coa barba bianga o neve o fanga” .
Questa festa è forse la più seguita, a
Moricone, forse più del due maggio, Santo Liberatore che dovrebbe essere il vero Santo Patrono dal
XVI secolo per indicazione di Suor Colomba. Oggi meno, in quanto le bestie da
soma non esistono più e quindi la cerimonia della benedizione degli animali, è
diventata quasi ridicola, oserei dire. Una volta, si aspettava il giorno di
sant’Antonio per agghindare cavalli, asini, muli, buoi ed altri animali scelti
dalla fantasia e la possibilità di ognuno; le cose si facevano con passione e
dedizione, cosicché la “vestizione” dell’animale da portare davanti alla chiesa
dove il sacerdote li avrebbe benedetti. era una vera e propria gara di
fantasia; se non ricordo male, un periodo si premiava proprio la migliore
acconciatura. E, siccome quando ero ragazzo io, non è che si usasse usare il
guinzaglio per i cani, succedevano anche delle scene di vere e proprie baruffe
tra cani che coinvolgevano anche i padroni. Ma le cure, come ho avuto modo di
dire in altra occasione, erano soprattutto per gli animali da lavoro, i veri
compagni di lavoro di contadini, così si vedevano delle bardature ai cavalli
veramente meravigliose. Sinceramente, adesso, non mi pare ci sia più quel
trasporto ad eccezione, forse, dell’associazione del cavallo che dà supporto al
rito; però quest’anno, forse a causa della pioggia, c’era qualche trattore,
qualche macchina e sei o sette cagnolini più infreddoliti dei proprietari,
davanti al sagrato della chiesa, con d. Deolito che ce la metteva tutta per
accorciare il tempo.
Io, dal canto mio, fin dalla giovane
età, ho sempre fatto il rapporto tra questo evento e le Rogazioni. Ah! M’è venuto in mente che nel,mi pare 1963,
scrissi qualcosa a proposito e ve la dico; poi perleremo delle Rogazioni.
STRANE BINIDISIUNI
abrile 1963
È sicuru che semo fatti
strani:
de Sand’Andonio benedemo
tuttu:
cavalli, machine,
tratturi, cani,
e ogni animale bellu e
bruttu.
Eppó prima de Pasqua ‘e
Rogasiuni
pé malidì ‘e cavallette e
grilli,
i ragni e are pupulasiuni
d'’inzetti, che pé me stau tranquilli!
Ma che manèra è de
comportasse?
Ma non sta scrittu “ tòcca
èsse bóni?”
Allora perché prechi che
crepasse
‘gni sòrta de moschetta e
scalabbruni?
Co’ Sand’Andonio s’'hau da
sarvane
eppó i vô mmazzà coe
Rogasiuni!
Le Rogazioni (che etimologicamente dal latino
significa raccomandazione, preghiera), si pregava, mi pare due settimane prima
di Pasqua ed al massimo dal 25 aprile, per tre giorni chiedendo di far venire
una buona stagione e scacciare o far morire gli insetti ed i parassiti delle
piante; si doveva cominciare presto in modo che quando sorgeva il sole, la
Rogazione doveva essere finita. Tutto sommato, costava meno ed era meno
impegnativa degli antiparassitari di oggi. La regola sarebbe stata di andare in
processione per la campagna ma qui da noi, si partiva dalla chiesa facendo il
giro della chiesuola ed il celebrante si girava (ed i fedeli con lui) si girava
verso il Soratte.
Ritorniamo a Sant’Antonio. La
processione, grosso modo era come oggi
ad eccezione della tecnica della tele preghiera, che non c’era ed i Camici
erano più numerosi e la divisa, come ripeto sempre, era più bella. Nel
pomeriggio, c’erano i giochi popolari ed il lancio del pallone (mongolfiera)
con la scritta VIVA SANT’ANTONIO. Il pallone, di carta velina, prima lo faceva
Peppantonio Prosseda poi continuò l’opera il figlio Domenico.
A proposito di processione, m’è tornato in
mente un episodio che dimostra quanto era tenuta da conto questa festa.
Dunque, c’era come parroco D. Alessandro
Pascazi e chi se lo ricorda sa che era capace di smettere di celebrare per
girarsi a cacciar fuori dalla chiesa chi chiacchierava. La processione del
Corpus Domini arriva all’altezza del bar dello Sceriffo (allora da poco non era
più osteria solamente ma avevano messa l’insegna “Vino liquori caffè”) e
c’erano alcuni che incuranti della processione, continuavano a giocare; Don
Alessandro si ferma e li redarguisce dicendo: “Almeno alzatevi e toglietevi il
cappello davanti a Domine Dio!” ed uno di quelli rispose :« E ch’è
Sant’Antonio?»
E con questo aneddoto, anche divertente se
volete, vi lascio e a risentirci alla prossima con la quale spero di ritornare
al filone di partenza.