LA FALSA
MORTE DELLE IDEOLOGIE
In questi ultimi anni, molti hanno favoleggiato per
interessi di parte sulla morte delle ideologie. Ho scritto più volte
(si veda Il nuovo Grillo) che la morte delle ideologie è solo una
mistificazione.
Qualche giorno fa papa Francesco ha detto che nella società
attuale si è prodotto uno squilibrio, una crisi, a causa delle ideologie che
promuovono sia l’autonomia assoluta dei mercati, che la speculazione
finanziaria, instaurando una tirannia invisibile.
Per ribadire quanto ho più volte affermato sulla favola della fine delle
ideologie, propalata da molti a ciò interessati direttamente o indirettamente,
mi sia lecito appellarmi ora anche all’autorità di papa Francesco per quello
che ha detto in merito alle ideologie che promuovono l’autonomia del regime dei
mercati, quindi in merito alle ideologie liberali e liberiste, vive e anzi
trionfanti tuttora.
Quella della fine o morte delle ideologie è menzogna, è polvere e fumo
negli occhi delle masse popolari. Polvere e fumo della destra culturale e
politica per nascondere il trionfo della sua ideologia nella lotta di classe,
cioè del suo liberal-liberismo, che sta producendo lo squilibrio di
cui ha parlato papa Francesco e che distrugge irrimediabilmente il benessere
sociale, culturale, economico conquistato in tanti anni di rivendicazioni
dalla classi subalterne (operai, impiegati pubblici e privati, piccoli borghesi
vari) che ora trovano una scuola sempre più depauperata, una sanità sempre meno
accessibile, difficoltà economiche che tolgono lavoro e svuotano le tasche. La
destra liberale vuole nascondere il trionfo della sua ideologia, cioè il suo
trionfo nella lotta di classe, per non attirarsi il risentimento e l’odio delle
masse popolari che ne vengono sfruttate economicamente e spogliate
progressivamente dei loro diritti acquisiti. Si pensi che un decimo della
nostra popolazione possiede da sola la metà di tutta la nostra ricchezza.
Di contro a quella polvere e a quel fumo negli occhi, si vuol far sembrare
morta anche l’ideologia socialista, che si oppone a quella liberal-liberista.
Sembra morta, in effetti, semplicemente perché la sinistra non c’è più, poiché
dal tempo della caduta del muro di Berlino ha rinunciato a condurre la lotta in
favore delle classi meno abbienti. Ma è la sinistra semmai che è morta, che
però riguarda la sinistra politica, non l’ideologia socialista.
Non è morta l’ideologia socialista perché essa è un’idea, un progetto
di sviluppo e di organizzazione della società. Semmai non ci sono più i quadri
dirigenti di una politica di sinistra, in quanto, essi sì, rinunciatari della
lotta di classe. O, meglio, ci sono dirigenti sedicenti di sinistra che hanno
paura di dichiararsi fautori dell’ideologia socialista, perché si sono
integrati economicamente, forse anche culturalmente, nel sistema
liberalborghese. In altri termini, banalmente e volgarmente, si potrebbe dire
che si sono imborghesiti e che ormai anch’essi fanno parte della classe
privilegiata, della cosiddetta casta.
Ma l’ideologia socialista c’è, è viva e vegeta. Non astratta e
sradicata dalla realtà, perché, nonostante le derive dei quadri dirigenti
sedicenti di sinistra, ci sono molti milioni di elettori di sinistra, che hanno
aspirazioni e aspettative socialiste, come è nella tradizione e nella storia
della sinistra autentica. Nonostante tutto, sono questi milioni di elettori che
non trovano una guida per essere orientati e riorganizzati perché l’Italia
possa davvero realizzare i principi costituzionali in cui si fondano i diritti
di ogni uomo e di ogni cittadino.
D’altra parte, in giro per il mondo non ci sono soltanto l’ideologia
liberal-liberista e quella socialista, perché ci sono tuttora vive le ideologie
d’ispirazione cristiana e altre visioni d’ispirazione di religioni diverse,
attive ed operative. Non si parli, dunque, di morte delle ideologie!
Luigi Filippetta
NOTA di Pierluigi
Fare il contrappunto a questo articolo, significherebbe appesantirlo, per
arrivare alle stesse conclusioni, con meno competenza peraltro.
Voglio invece fare con una provocazione, che mi è venuta leggendo questo
periodo: “O, meglio, ci sono dirigenti sedicenti di sinistra [omissis]
si potrebbe dire che si sono imborghesiti e che ormai anch’essi fanno parte
della classe privilegiata, della cosiddetta casta.” Giggi
sicuramene ricorda la battuta, non troppo tale, che girava durante i comizi del
dopoguerra ed era questa: “ l’oratore dichiara che col comunismo saremo tutti
uguali, avremo tutti tutto in ugual misura. «Giusto!» si esclama dal pubblico
…due case? Una ciascuno! «Giusto!» ….due macchine? Una ciascuno! «Giusto!»… Due
ettari di terra? Uno ciascuno! «Giusto!»… Due biclette? « Compagno, lascia
perdere: io due biciclette ce l’ho davvero!» “