Non è colpa della scuola. Né di quella
inferiore, né di quella superiore. Tantomeno è colpa degli insegnanti che vi
lavorano. Scuola e insegnanti comunque sembrano diventati senzanima, senza possibilità
di resistenza, quasi abbandonati, almeno così sembra, dalle loro organizzazioni
di categoria. Ma la vera colpa è della classe dominante che usa la scuola come
potente strumento per la lotta di classe.
Ci hanno convinto della morte delle ideologie;
ma le ideologie sono vive. Ci hanno convinto che non cè più lotta di classe,
ma la lotta di classe sta sulla nostra pelle. Infatti la lotta di classe
prosegue da parte della classe dominante, che non si accontenta di far pagare
la crisi alle classi subalterne, specialmente alla classe media e degli insegnanti, ma le persuade anche di
essere colpevolmente vissute al di sopra delle loro possibilità negli ultimi
decenni.
Si noti che oggi la crisi ha prodotto un
ulteriore arricchimento dei già ricchi di fronte ad un impoverimento della
classe piccolo borghese. I dieci più ricchi posseggono lequivalente di
cinquecentomila lavoratori.
Ma di questa lotta di classe, che ha segnato
la vita politica e sociale nei secoli scorsi e investe la nostra vita democratica,
non si trova traccia nello studio delle varie materie dinsegnamento della
nostra scuola.
Della lotta di classe e della
globalizzazione aveva scritto Marx oltre
centocinquanta anni fa. Eppure Marx non viene studiato nella maggior parte
delle scuole. In altre si studia non adeguatamente, poiché sembra non significativo in filosofia e
marginale nella storia. Così si lascia intendere che la critica di Marx al
capitalismo è fallita nella sua totalità, anche riguardo alla dialettica delle
classi, la cui teoria ha contribuito alla costruzione scientifica della
sociologia.
A riguardo e di fronte alla nostra
situazione storica, a me pare che la scuola non fornisca alle nuove generazioni strumenti culturali adeguati per una buona
capacità di critica, sia sul piano storico, sia su quello filosofico che su
quello sociologico.
Non è colpa degli insegnanti; ove non
conoscessero la dottrina marxiana essi hanno la preparazione professionale per
approfondire anche pedagogicamente e didatticamente la conoscenza del pensiero
marxiano: se lo volessero.
Non è colpa della scuola, ma della classe
dirigente che così lha progettata e articolata, e così lamministra. Essa è
uno dei più efficaci strumenti in mano alla classe dominante, che la usa per
controllare le reazioni ai rapporti economici e finanziari, rafforzare il
proprio potere, mantenere e schiacciare le classi subordinate nellincapacità
di difendere i loro diritti e di rivendicare migliori condizioni socioculturali
per i figli. Basterebbe rifarsi alla riforma Gentile del 1923, a come la scuola
fu allora concepita per selezionare la classe dirigente col Liceo e fornire
manovalanza qualificata con la scuola di avviamento al lavoro per le classi
subordinate.
Per indebolire la scuola, hanno rovesciato
su quella pubblica gran parte dei problemi sociali, con la pretesa, del tutto
appariscente ed illusoria, che essa li risolva sul piano educativo. Vi hanno
introdotto il problema della rappresentanza delle famiglie, con i vari consigli
che sembrano quasi consigli di fabbrica, con i genitori che si contrappongono
ai docenti come supervisori della loro opera specialissima.
Vi hanno introdotto il problema degli alunni
handicappati, quello degli alunni con problemi di varia natura, quello
dellistruzione degli alunni stranieri, quello delleducazione sportiva con i
vari sport compreso il nuoto, quello delleducazione stradale con le lezioni
dei vigili, quello delleducazione sessuale, quello delleducazione ecologica
ed ambientale, quello della socializzazione con le gite, buone per gli
imprenditori turistici e dei trasporti, ecc, ecc.
Ma quando si fanno le lezioni per acquisire
conoscenze e strumenti e modi di
apprendimento, se il tempo di scuola viene decurtato e diluito e dilapidato su
così tante problematiche e in così varie e a volte contrastanti attività?
La legge prevede per ogni anno scolastico un
ben determinato numero di giorni di lezione: se una certa quantità di giorni
viene invece destinato ad altro, quali i giorni per le gite designate come viaggi distruzione,
si ottempera davvero alla legge che prescrive quel numero di giorni di lezione?
La programmazione deve prevedere un
determinato numero di ore di lezione
settimanali e
quindi annuali per ciascuna materia: se per tutte quelle attività ( che dovrebbero essere aggiuntive
al tempo delle lezioni) dovessero mancare dieci ore allinsegnamento ditaliano
(potrebbero mancare allinsegnamento di
matematica o altro) sarebbe corretto nei confronti degli alunni, nei confronti
della scuola e nei confronti dello stesso Stato?
Riassumendo: davvero la scuola può da sola
far fronte a tutti questi problemi che le vengono affidati?
Alla classe dominante ciò non importa.
Infatti la scuola pubblica è un servizio per tutti, ma soprattutto per le
classi subordinate. La classe dominante ha altri modi, mezzi e strumenti perché
i propri figli possano conseguire quanto occorre per inserirsi nei gangli della
società che conta.
Luigi Filippetta